“E allora ricominciò la serie delle giornate, sempre le stesse. Dunque ormai si sarebbero susseguite in fila, sterminate, monotone, senza portare nulla di nuovo. Nelle altre esistenze, pur mediocri che fossero, c’era almeno la possibilità di un avvenimento. Ma a lei non succedeva niente, così Dio voleva. L’avvenire era un corridoio buio, con al fondo una porta sprangata.”
Così scrive Gustave Flaubert nel suo primo romanzo.

Emma è la bella figlia di un ricco agricoltore che decide di darla in sposa a Charles Bovary, un mediocre medico di campagna (precedentemente coniugato con una donna più grande di lui che morirà dopo pochi anni dal matrimonio); la gioia iniziale, sicuramente dovuta alla personalità della protagonista, avida di evasione e desiderosa di condurre una vita differente da quella fino ad allora trascorsa con i
genitori, si trasforma molto presto in pentimento:
“<<Dio mio, perché mi sono sposata>>. Emma si chiedeva se avrebbe potuto, per una diversa sorte, sposare un altro, cercava di immaginare gli avvenimenti non avvenuti, che vita avrebbe vissuto, con quale sposo. Nessuno dei mariti che immaginava somigliava a Charles…”
Charles è noioso, privo di ambizioni e passionalità, anche la suocera di Madame Bovary contribuisce ad alimentare il suo nervosismo, la sua infelicità, la sua angoscia, il suo senso di inedaguatezza; tutto questo malessere viene somatizzato dalla protagonista, che si rende anche conto di essere incinta di Berthe, la bimba che nascerà in seguito al trasferimento della coppia nel villaggio di Yonville. Qui conosce Leon
Depuis, uno studente di legge con cui inizia un corteggiamento reciproco; “Lei gli appariva tanto virtuosa e inaccessibile che ogni speranza lo abbandonò”: Leon si trasferisce a Parigi per continuare e approfondire i suoi studi. Emma lo lascia partire senza opporsi e col tempo infatti iniziano i numerosi rimpianti, ma riesce a consolarsi grazie a Rodolphe, un ricco proprietario terriero che ama la bella vita e anche le donne; quando infatti organizzano una fuga d’amore per trascorrere il resto della vita insieme, egli decide di scriverle una lettera d’ addio e di lasciare il villaggio. Pur credendo di amarla, Rodolphe non è pronto a cambiare vita rinunciando a tutti i suoi piaceri e alle innumerevoli donne per una delle sue amanti! Rompe quindi l’ accordo la sera precedente al grande giorno ed Emma, ricevuta la lettera, si dispera, cade nuovamente ammalata e si rifugia nella religione.
Una sera Charles la spinge ad uno spettacolo teatrale a Rouen in cui ella incontra inaspettatamente Leon, con cui dà inizio ad un’altra relazione che durerà abbastanza a lungo: Emma, usando come scusa i suoi periodi di depressione e malattia, persuade Charles a farle frequentare delle lezioni di pianoforte presso una loro conoscente a Rouen, lui accetta e lei si reca nella cittadina ogni giovedì (e pian piano sempre più spesso) trascorrendo spesso anche la notte. Charles comunque inizia a sospettare l’ adulterio, e in modo particolare dopo aver incontrato la donna che teoricamente avrebbe dovuto impartire le lezioni di piano a sua moglie, la quale però è all’ oscuro di tutto ciò e non sa nemmeno chi sia Madame Bovary; avviene infatti una discussione in cui Emma risponde agli interrogativi del marito mentendo spudoratamente ma riuscendo comunque a convincerlo che ella frequenta davvero la dimora dell’ insegnante di pianoforte e che sta anche diventando molto brava! Intanto però Emma sta contraendo numerosi e ingentissimi debiti che non riesce a reggere e di tutto ciò ne approfitta Lheureux, il mercante manipolatore da cui ella aveva effettuato acquisti nel periodo della relazione con Rodolphe e che aveva compreso i tradimenti della donna, per cui la convince a comprare beni a credito finchè il debito arriva fino a 8000 franchi e le fa mandare un’ ingiunzione del tribunale con il pignoramento dei mobili e di tutto ciò che possiede. Emma non sa come uscire da questa situazione, non solo per evitare il pignoramento, ma anche per non farsi scoprire dal marito; per lei però non vi è via d’uscita quindi si abbatte e beve dell’ arsenico, torna a casa per aspettare la morte e nel frattempo scrive una lettera d’ addio a Charles. Egli è disperato per la disgrazia (duplice) piombata sulla sua vita e anche su quella della figlia, il tempo passa ma lui beve, la pensa di continuo, e muore di dolore su una panchina con in mano una ciocca dei capelli di Emma.
Una storia molto bella, peccato che lo stile esageratamente descrittivo e prolisso di Flaubert non mi abbia consentito di godermela pienamente, e infatti ho impiegato più di un mese e mezzo per leggerlo perchè non mi andava di continuarlo, ma allo stesso tempo non riesco a lasciare i libri a metà..mi da estremamente fastidio (ecco anche il perchè di questo clamoroso ritardo nel parlarvene)! Il personaggio di Emma mi fa pensare molto a chi ha tutto ma non è comunque contento, vorrebbe cambiare vita, magari essere qualcun’altro, o peggio: ha il mondo ma vuole l’ universo, non so se ho reso l’ idea! D’altronde cosa manca ad Emma?? Ha un marito adorabile, che la ama, che aspetta con ansia la nuova arrivata in famiglia Bovary, la difende di fronte all’ invadenza della suocera, è benestante, farebbe di tutto pur di farla stare bene e favorisce i suoi hobby, quali la lettura e il pianoforte (ricordiamo che lui crede che Emma prenda lezioni di musica). Quello di Emma comunque a mio parere è solo ed esclusivamente spirito di trasgressione, è capricciosa: prima del matrimonio voleva evadere dalla casa dei genitori e, a pennello, ha trovato Charles che la amava, per cui ha deciso di accettare la sua proposta di matrimonio. Abituatasi e annoiatasi della vita coniugale si deprime perchè troppo tardi è diventata consapevole di portare il cognome del marito, a cui sarà legata per sempre e che sarà visto come “di troppo”.; la “prigionia” è più che definitiva con la nascita di Berthe. Comunque non si pone il problema di avere maggiori responsabilità e inizia (per non smettere mai più) a tradire Charles: c’è Leon, è presa da questo flirt e quando lui parte non si oppone, la nostalgia viene da lei avvertita i giorni seguenti, quando l’ ha perso, per l’ appunto, e deve ricominciare a vivere nella monotonia. E’ palese il fatto che non apprezzo il suo personaggio, come neanche quello di Charles, la cui eccessiva bontà d’ animo lo porta ad avere i cosiddetti prosciutti sugli occhi e a non fargli rendere conto che ormai la Madame non se lo fila più!
Voi lo avete letto?? Cosa pensate della storia, dei personaggi e dello stile di Flaubert??
Quando sarà possibile, si parlerà di Jane Austen e del suo “Orgoglio e Pregiudizio”, mi manca poco
Buona serata a tutti!